ARTE CONCETTUALE/1965-1980 / Sol Lewitt, Robert Barry, Mel Bochner, Ian Hamilton Finlay, Hanne Darboven, Ilya Kabakov, etc. SCUOLA DI NIZZA/1965-1975 / Jean-Claude Farhi, etc.
Bernar Venet nasce a Chateau-Arnoux-Saint-Auban, nelle Alpi dell’Alta Provenza nel 1941. Compie i suoi studi a Nizza e la sua prima “Personale” risale al 1964. Nel ’63 dipinge delle tele nere di catrame poiché ritiene che “il nero rappresenti il rifiuto del gusto per la comunicazione facile ed ovvia”. Crea dei rilievi monocromatici in cartone. Diventa amico degli esponenti del “Nuovo Realismo” ( Arman, César, Hains e Villeglé), con i quali partecipa a diverse esposizioni.
Si trasferisce a New York nel 1966. L’artista realizza delle opere concettuali che si riferiscono al linguaggio ed alle funzioni matematiche. Nel ’67 Venet sviluppa ulteriormente il suo lavoro concettuale e crea delle opere “non visive” su banda magnetica.
Sentendone la necessità, dal 1970 al 1976 opera una pausa nel suo lavoro; ritornato a Parigi, insegna alla Sorbona e tiene conferenze. Ricomincia finalmente il suo lavoro artistico presentando tele e sculture sul tema della linea. Realizza nel ’79 le sua prime sculture D’Arcs et D’Angles (di Archi ed Angoli) e definisce nell’83 “la struttura di base delle sue linee indeterminate”. Il suo successo è mondiale; riceve numerose commesse pubbliche ed installa le sue sculture monumentali nel cuore di molte città, Cologna, Ginevra, Nizza ed altre.
Nel ’91 inizia una serie di rilievi composti da frecce, direzioni arbitrarie e simultanee. Nel 2000 crea delle “pitture murali”; queste equazioni matematiche prese in prestito da opere scientifiche sono tracciate in nero su fondi uniformi di colori vivi, a volte associati ad una figura. Con questi “segni”, l’artista esprime il desiderio di tenere le distanze “dal campo convenuto delle arti plastiche”.
Nel 2003 i suoi “Archi” sono installati nel giardino delle Tuileries a Parigi. Bernar Venet vive e lavora a New York e nella Francia del sud. Deluso dalle convenzioni dell’arte francese che considera “stantie”, affascinato invece dal formalismo americano e soprattutto da Marcel Duchamp, Bernar Venet si è imposto a partire degli anni 70 come un capofila dell’arte concettuale.